mercoledì 20 marzo 2019

Golden hawk lo spietato (seconda parte)

Quando la mattina successiva Falco si svegliò si ritrovò su un cumulo di paglia all’interno di una grotta. L’ingresso della prigione, piuttosto piccolo,  era stato chiuso da un elementale della terra tramite delle sbarre di roccia. La luce del sole filtrava attraverso l’apertura, arrivandogli sul viso. Tentò di voltarsi, ma dovette desistere per il dolore. Alzò il braccio portandoselo a riparo degli occhi. Anche quello gli faceva molto male. Restò così in attesa per un po’, chiedendosi cosa lo aspettasse. Respirava velocemente, con atti brevi e veloci. Pensava che non avrebbe mai dato a Golden Hawk la soddisfazione di estorcergli delle informazioni. Non avrebbe mai ceduto, mai! Nemmeno a costo della sua stessa vita. Emise un mugolio di dolore; per la rabbia aveva contratto i muscoli, ancora doloranti dopo gli attacchi della guardia reale. D’un tratto sentì delle voci e dei passi in avvicinamento. Tentò di sedersi, ma non fu una buona idea: Golden hawk lo aveva ridotto a un ammasso di lividi e ossa rotte. Digrignò i denti cercando di sopportare il dolore, ma si dovette rassegnare a restare sdraiato. Che fossero questi gli effetti delle tecniche dal quale il padre lo  aveva messo in guardia anni prima? Non aveva mai sofferto così tanto il dolore.
- Vedo che ti sei svegliato! – Golden hawk era entrato nella cella e gli si stava avvicinando. 
Fece un altro tentativo per rialzarsi, ma anche stavolta ricadde sulla schiena.
- Ma come? Sei ancora al tappeto? E io che mi aspettavo di trovarti in piedi con la tua solita aria strafottente.
Falco non parlò. Tentò ancora di alzarsi e ancora ricadde indietro. Golden hawk lo afferrò dalla maglia e lo mise forzatamente in piedi. Lui cadde in ginocchio.
- A quanto pare le spaccascudo sono particolarmente efficaci su di te. Buono a sapersi! –
- Le spaccascudo? – ripeté Falco.
- Zephyr non te ne ha parlato? Dall’impegno che metti nello schivare tutti i miei colpi, avrei detto che sapessi di cosa si tratta. –
- Zephyr e il  tuo generale mi hanno raccomandato di schivare sempre e non parare mai i colpi dei membri della famiglia a causa di tecniche che vi tramandate da generazioni. –
- Vedi che allora lo sai? – 
- Non so quali siano gli effetti.
Falco ansimava vistosamente, con il viso imperlato di sudore e Golden hawk se ne compiacque. 
- Sono esattamente quelli che stai sperimentando. Le spaccascudo  danneggiano il sistema nervoso del bersaglio, inibendo la sua capacità di sopportazione del dolore fisico e rendendolo ipersensibile. Più lo scudo è potente, maggiore è l’effetto della tecnica.  -
- Hai danneggiato il mio sistema nervoso? – il ragazzo apparve ancora più pallido di quanto già non fosse, sebbene gli ematomi sul viso nascondessero buona parte del colorito.
- Gli effetti sono transitori, per ora, ma ti invito a non farmi perdere troppo tempo. Non tutte sono reversibili e io mi spazientisco facilmente. Ci sono tecniche che nemmeno i curatori di livello migliore sono in grado di curare. Non credo tu voglia sperimentarle!
Golden hawk ebbe l'impressione di vedere il ragazzo rabbrividire.
- Be’, è ora di riprendere a giocare, ma prima sarà meglio sistemarti un po’. Non vorrei che ci lasciassi le penne prima del tempo.  –
Sollevò di peso Falco e se lo caricò sulla spalla. Il ragazzo non riuscì a trattenere un grido di dolore, tuttavia restò quieto a farsi trasportare. Quella posizione era già fin troppo dolorosa e qualsiasi movimento lui tentasse non faceva che peggiorare ulteriormente la situazione. 
- Vedo che finalmente sei docile. Il giochino di ieri sera ha già sortito un effetto positivo.  – 
- Non mi pavoneggerei tanto se fossi al posto tuo! Una guardia reale che ha bisogno di farsi aiutare per mettere nel sacco una recluta, per quanto delle squadre speciali, non fa una bella figura. Visto il tuo livello, saresti dovuto riuscire a prendermi senza alcuna difficoltà. – 
Golden hawk non raccolse la provocazione. Lo mise giù e lo afferrò dai capelli per sollevargli il viso. 
- Invece di fare lo spiritoso, bevi! Non lo hai fatto per niente ieri, non vorrei davvero che ti disidratassi, delicato come sei. -
Gli avvicinò alla bocca una lancella con acqua e il ragazzo ne bevve avidamente. Falco aveva effettivamente molta sete e, oltretutto, la freschezza dell'acqua alleviava in piccola parte il dolore.
- Vedo che hai gradito. - Golden hawk posò il contenitore e vide il ragazzo seguirlo con lo sguardo. - Ne vuoi ancora? Non fare complimenti, ragazzo, ho tutto l'interesse a mantenerti in forze. - Gli avvicinò nuovamente l'acqua e Falco bevve ancora. - Bene, penso che prima di riprendere la discussione di ieri sera lascerò che mangi qualcosa. Sembra che tu non sia ancora troppo malconcio per farlo. -
Lo portò nell'area dei pasti e lo mise a sedere a terra. Falco si lasciò ricadere sulla schiena, poiché ancora non riusciva a mantenere la posizione seduta. Golden hawk elevò una spalliera di ghiaccio dietro la schiena del ragazzo per fargliela sollevare.
- È difficile mangiare da sdraiati,  non credi? -
 Le sentinelle che ancora non avevano terminato di fare colazione si preparano a gustare il secondo atto della scena del giorno prima.
Black panther si avvicinò per dare del cibo a Falco; avrebbe voluto dire qualcosa a quel ragazzo, ma non riuscì a proferire parola. Lo osservò per un momento mentre ansimava dolorante e gli porse il piatto. Quando lui lo afferrò, lo lasciò ricadere a seguito di una fitta di dolore al braccio. Falco grigio, attento alla scena, bloccò il piatto con un piccolo zampillo d'acqua originante dal suolo prima che toccasse terra. Si avvicinò a Falco, prese il piatto e forzò il ragazzo a mangiare, imboccandolo. Dopo qualche boccone deglutito a fatica, Falco grigio gli parlò.
- Mi meraviglia che tu riesca ancora a mandare giù il cibo, mezzosangue. Con tutte le botte che ti ha dato mio fratello ieri sera, dovresti avere la mascella in frantumi. - Guardò Golden hawk e si rivolse a lui. - Mi sa che ti conviene aspettare la fine degli allenamenti mattutini, prima di ricominciare. Sarà bene che il mezzosangue recuperi un altro po' di energie, finché ne ha modo. -
- Sì, ci stavo giusto pensando. Gli lascerò un altro paio d'ore di respiro e verrò ad allenarmi con voi. -
Golden hawk lasciò Falco nell'area dei pasti, ordinando alle donne di avvertirlo nel caso in cui avesse tentato qualunque cosa. Una ragazza gli si avvicinò con una ciotola con acqua e ghiaccio nella quale comincio a bagnare una pezza per passarla sul viso del ragazzo. Falco ne provò un immediato e gradito sollievo e la ringraziò riconoscente. La ragazza, titubante, iniziò a parlargli:
- Davvero Pantera e la tua ragazza? -
Falco annuì, ma Black panther le lanciò un'occhiata furiosa.
- Devi rivolgerti con più rispetto ad un uomo! -
La ragazza si mortificò.
- Chiedo scusa, madre. Chiedo scusa anche a Lei, Signore. -
- Ma non occorre. Non c'è alcun bisogno di tutte queste cerimonie con me. - la rassicurò il ragazzo - E poi, credo che qui mi diano molto meno valore di quanto non ne diano a voi. - cercò di prendere lui stesso la pezza bagnata per riporsela sul viso, ma la ragazza lo precedette.
- Le da piacere? -
- Sì. Allevia il dolore. -
Black panther, sebbene dispiaciuta per Falco, interruppe la ragazza.
- Le chiedo scusa, Signore, ma non abbiamo il permesso per questo. Se il Signor Golden hawk dovesse rendersene conto passeremmo dei guai. -
- Lo capisco. Comunque va meglio, ora. -
Passò circa un'ora e mezza e Falco decise di tentare di mettersi in piedi. Sembrava che il dolore si fosse alleviato. Con un po' di fatica, infatti, riuscì ad alzarsi. Non era ancora ben fermo sulle proprie gambe, ma era già un risultato.
- Bene, sembra che l'effetto di quelle tecniche infernali stia passando. -
Alcune donne lo videro in piedi e si allarmarono, credendo che volesse tentare la fuga, ma Falco non fece altro che andare a bere ancora. Aveva la lancella accostata alla bocca, quando un colpo lo centrò alla schiena. Ne venne sbalzato in avanti, facendo rompere il recipiente.
- Ottimo, a quanto pare posso ricominciare a giocare senza paura che tu mi muoia fra le mani. - Golden hawk era tornato.
Falco cercò ancora di rimettersi in piedi, ma non ci riuscì.
- No, non di nuovo! -
- Che ti prende, sgorbietto? Non ti piace questa spaccascudo? Non te l'avevo ancora fatta provare. -
Golden hawk non voleva correre nessun rischio; anche se avesse tentato di fuggire Falco non sarebbe andato lontano, visto che era stato privato del proprio medaglione, ma preferiva comunque negargli ogni possibilità.
- Ehi, Falco grigio, ti va di venire a giocare anche tu? Facciamo un po' di scambi. -
Falco non comprendeva cosa intendesse dire Golden hawk, ma il fatto che avesse chiamato a intervenire anche il fratello non gli piaceva affatto. Falco grigio si avvicinò ai due.
- Eccomi Golden hawk. Quando vuoi! -
La guardia reale afferrò il ragazzo e si mise di fronte al fratello, a breve distanza da lui. Con un sorriso beffardo guardò Falco negli occhi e gli diede una carezza su una guancia.
- E tu sei pronto? -
Falco deglutì rumorosamente. Golden hawk lasciò la presa e nel contempo gli diede un pugno in faccia, scaraventandolo fra le braccia del fratello. Falco grigio lo afferrò e, dopo avergli assestato un paio di pugni nello stomaco, fece lo stesso, rispedendolo al mittente. Trascorsero circa quindici minuti in questo modo, chiamando a partecipare tutti gli altri fratelli. Alla fine, Falco crollò svenuto addosso a White hawk.
- Ha perso di nuovo i sensi! - disse la sentinella, lasciandolo cadere al suolo.
Gli lanciò addosso un getto d'acqua gelida e il ragazzo rinvenne.
- Non è un po' presto per dormire? - Chiese Golden hawk beffardo.
 White hawk lo sollevò e lo spinse verso la guardia reale. - Magari è diventato più loquace, chissà! Perché non provi a fargli qualche domanda?  -
- N...non vi di...dirò niente! - Balbettò Falco con un filo di voce. - Piuttosto la morte. -
- Oh, è questa la tua idea? Vuoi resistere fino alla morte? - Golden hawk rideva, lanciando occhiate d'intesa ai fratelli. - Mi sembra giusto. Provaci! -
Lo colpì ancora e ancora una volta. Lo sollevò dal collo e, di nuovo, lo colpì sul viso sbalzandolo indietro, ma questa volta fece seguire immediatamente al colpo una scarica di energia gelida, prendendolo in pieno addome. Lanciò delle lance di ghiaccio contro di lui, trafiggendolo in più punti e atterrandolo di schiena, riprendendo poi a colpirlo come la sera precedente, sul viso e sul corpo. Falco si dimenava, tentando di liberarsi, ma le lance lo bloccavano al suolo, lacerando più ampiamente la carne ad ogni movimento. Dopo alcuni, interminabili, minuti Golden hawk si fermò. Delle piume argentate stavano spuntando fra i capelli del ragazzo, che ormai respirava a fatica e appariva debolissimo.
- Ma bravo, ci sei quasi riuscito. -
La trasmutazione era in atto, ma Falco non si stava trasformando volontariamente; ciò voleva dire che era sul punto di spirare.
- Zebra, vieni qui! - Golden hawk chiamò il curatore ad intervenire. Non appena questo arrivò, la guardia reale si rivolse a Falco. - Ti ho mai detto che il nostro curatore è specializzato a intervenire sugli scudi in fin di vita? -
Il curatore chiese in che modo dovesse intervenire. Falco aveva la mandibola fratturata in più punti, così come buona parte delle ossa del corpo, il viso gonfio e gli occhi pesti. Su tutto il corpo erano evidenti i segni dei colpi e il ragazzo aveva ormai terminato le forze necessarie per resistere.
- Dagli l'energia sufficiente per sopravvivere, ma cura solo le ferite incompatibili con la vita. Voglio che delle altre senta chiaramente il dolore! -
Zebra eseguì di mala voglia. L'idea di prolungare le sofferenze di quel ragazzo non gli piaceva affatto, tuttavia non poteva esimersi dall'obbedire. Mentre curava le lesioni più gravi, sentì la flebile voce di Falco, che tentava di fermarlo.
- No! Zebra, ti prego! -
- Non posso fare diversamente, figliolo. - il curatore scrollava tristemente la testa. - Ti avevo detto che sarebbe stato meglio arrendersi subito. Non ti permetteranno di morire portandoti dietro le informazioni che proteggi. Digli ciò che sai, prima che le lesioni diventino permanenti. -
- Non potrei mai tradire la fiducia del mio popolo per salvarmi la vita. -
- Non è questione di salvarsi la vita, possibile che tu non capisca? Alla fine sarai costretto a cedere. Andranno avanti fino a quando non gli dirai ciò che vogliono sapere e poi mi permetteranno di curarti, ma se tiri la corda troppo a lungo potresti non essere mai più in grado di tornare a combattere. Potresti non poter mai più camminare! È questo che vuoi? Sei ancora giovane e hai tanta strada da fare. - 
- Io capisco ciò che vuoi dirmi, ma non posso... -
- Tanto alla fine cederai ugualmente! - Zebra gridò quest'ultima frase, esasperato. - Ho visto centinaia di volte questa stessa ostinazione. Nessuno è mai riuscito ad andare avanti a lungo. Nessuno! Cerca di salvarti. Sei giovane! Sei ancora in tempo, le tue ferite non sono ancora troppo gravi. -
Falco restò in silenzio, colpito dell'impeto del curatore, sofferente nell'ubbidire alle sentinelle per prolungarne le torture. Lo ascoltò ancora attentamente, mentre terminava di eseguire l'ordine della guardia reale.
- Golden hawk è stato da sempre addestrato dal generale Falco dorato ad estorcere informazioni agli scudi nei modi più terribili, ragazzo. Non ha ancora nemmeno iniziato a fare sul serio con te. Ti sta ancora studiando. - Falco rabbrividì. - Lui gode a sentirvi gridare e a vedervi soffrire e nei tuoi confronti prova anche un forte rancore, quindi ne prova piacere ancora maggiore. - Abbassò la testa. - Io no. Io non ho nulla contro di te e non voglio rendermi complice di tutto ciò, ma non ho alternativa, capisci? Ti prego,  figliolo, ti scongiuro: arrenditi! -Falco, di nuovo in forze, scosse la testa.
- Ma perché sei così ostinato? Sei solo un ragazzino! Hai una vita intera davanti. Come puoi scegliere di rovinartela in questo modo? -
- Basta così, Zebra! - Golden hawk intervenne. - Hai fatto ciò che dovevi, ora fatti da parte. -
Il curatore eseguì, guardando Falco come si guarda un condannato a morte. Golden hawk afferrò nuovamente il ragazzo per sollevarlo e colpirlo meglio.
- Mi piace questa tua testardaggine, ragazzo. Mi darai parecchia soddisfazione. -
Portò indietro il pugno, pronto a colpire. Falco chiuse gli occhi e contrasse i muscoli in attesa del colpo, ma questo non arrivò. Intorno a loro era invece calato un silenzio tombale. Aprì l'occhio sinistro per capire cosa fosse successo. Alle spalle di Golden hawk c'era Falco d'argento, furente di rabbia, il quale aveva bloccato il braccio del fratello e lo fissava con aria dura.
- Lascialo! -
- E tu cosa fai già qui? Non saresti dovuto tornare prima di altri cinque giorni. -
- Ho avuto la sensazione che stesse succedendo qualcosa qui e sono tornato a dare un'occhiata. Ora lascialo! Subito! -
Golden hawk ci pensò e infine lasciò la presa. Falco cadde in terra con un tonfo sordo ed emise un gemito di dolore. Falco d'argento, con l'austerità di un sovrano intransigente, chiamò a intervenire nuovamente il curatore, ma Golden hawk lo fermò.
- Il ragazzo ha informazioni importanti riguardo alle reliquie, non vorrai privare il tuo bosco di notizie utili solo per proteggere un mezzosangue, generale? -
Falco d'argento non lo guardò nemmeno, continuò a fissare Falco che tentava di rimettersi in piedi senza riuscirci.
- Zebra, cosa stai aspettando? - il tono di Falco d'argento era calmo ma fermo. L'autorità che ne deriva colpì profondamente anche Falco, che iniziò a tremare, senza tuttavia capirne il motivo. Il curatore, sollevato dalla presenza del generale, eseguì e in poco tempo Falco si rimise in piedi. Golden hawk esplose di rabbia. Falco d'argento, con una calma e una lentezza snervanti, si voltò a guardarlo. Nell'esatto istante in cui la guardia reale tentò di attaccare il ragazzo, il generale gli si scagliò contro, scaraventandosi insieme a lui contro le rocce e facendolo scontrare su di esse. Falco rimase pietrificato nell'osservare la scena, senza osare proferire parola.
- Il suo medaglione. - Falco d'argento scandì le parole, con voce ferma, così che il messaggio risultasse chiaro al fratellastro. Golden hawk prese dalla tasca il pendaglio e lo porse al generale, senza azzardare altri movimenti. Falco d'argento lo prese e si avvicinò a Falco.
- Chiedi perdono a Golden hawk e a tutta Bosco oscuro per esserti preso gioco di loro, poi potrai tornare a casa. -
Falco si rifiutò.
- Mi sembra che si siano presi fin troppa rivincita! - Il ragazzo fissava il padre con rabbia, tremando ancora, ma senza voler dare alle crudeli sentinelle di quel bosco nemmeno la minima soddisfazione. I lineamenti di Falco d'argento si addolcirono leggermente e sul suo volto Falco intuì un accenno di sorriso.
- Sei tale e quale a tua madre. Moriresti solo per orgoglio! -
- Tu no? -
- Io posso permettermi di tenere sempre la testa alta! - Falco d'argento si spostò di fianco a lui e lo spinse a camminare in avanti. Le sentinelle di Bosco oscuro restarono ferme dietro di loro, guardandoli allontanarsi. Falco d'argento fece camminare ancora il figlio fino a portarlo in presenza delle donne.
- Se non vuoi chiedere scusa, almeno ringrazia chi ti ha evitato altre brutte esperienze. - Falco lo guardò spostare lo sguardo verso una ragazza che, prima che lei si nascondesse terrorizzata dietro la madre, riconobbe in quella che gli aveva passato il panno bagnato sul viso. Black panther guardò la figlia, paonazza, dietro di sé.
- Cosa intende dire il generale? - la donna non riusciva a comprendere.
- Tua figlia si è concentrata talmente tanto su di me, sperando che intervenissi, che alla fine l'ho sentita e contattata telepaticamente per capire cosa stesse accadendo. Ho lasciato Silver hawk a Bosco diamante e mi sono precipitato qui. -
- Tu hai fatto questo? - Black panther era sconvolta.
- Mi dispiace, madre. Quel ragazzo stava soffrendo tanto e Pantera è la sua ragazza. Non volevo che gli facessero ancora del male. -
Tutto ciò che Falco riuscì a dire fu un flebile "grazie", mentre Black panther si disperava all'idea di cosa sarebbe successo alla figlia più piccola se Golden hawk avesse scoperto il tutto.
- Non lo saprà, Black panther, tranquilla. In ogni caso non avrebbe la mia approvazione ad agire. Ora, - fece apparire una mappa del Regno di Nessuno - Falco, indicamene una! -
Il ragazzo sapeva bene che il generale si riferiva alla collocazione delle reliquie.
- Perché dovrei? -
- Golden hawk ti avrebbe costretto a rivelargli tutte le informazioni che hai. - Falco stava per dire qualcosa, ma il padre lo precedette. - Oh, lo avrebbe fatto, credimi! Questo mi sembra un buon compromesso: io ti permetto di tornare a casa tutto intero e tu mi dici la collocazione di una reliquia a tuo piacimento. È equo, non trovi? -
Falco prese qualche minuto di tempo per pensarci; la sua mente, tuttavia, si concentrava su altro. Per quanto si sforzasse di farsi forza, infatti, per qualche motivo continuava a tremare come una foglia al vento. Il motivo per cui si sentisse tanto inibito, tuttavia, restava per lui un mistero.  Fu il generale a spiegarglielo.
- Ciò che senti è semplicemente l'azione dei miei feromoni. Non sei abituato e hai incosciamente paura. -
- Primo, ti sarei grato se la piantassi di leggermi nei pensieri;  secondo, continuo a non capire. -
- È difficile spiegarlo a chi non vive qui. A Bosco oscuro la situazione è quella di una dittatura militare: il generale governa su tutti e le sue decisioni sono insindacabili. Tuttavia, tenere a bada un esercito di sentinelle del calibro di Golden hawk o di Falco grigio, il cui unico scopo è sovrastare gli altri, è tutt'altro che facile. Qui non è come a Piccolo bosco delle Ninfe, dove il rispetto è dovuto solo all'esperienza, al potere e alla stima reciproca. Qui non c'è niente di simile. Ognuna delle sentinelle qui presenti, potendo farlo, mi eliminerebbe volentieri. L'unico modo che ho per evitare di doverli affrontare tutti è l'utilizzo dei feromoni. - Falco era ancora più confuso di prima e il generale se ne rese conto. - Va bene, diciamo semplicemente che, "chimicamente" parlando, sono il più forte e che questa caratteristica mi permette di ritualizzare gli scontri e tenere tutti sotto controllo. Laddove questo non basta, come prima con mio fratello, occorre un intervento più drastico. Ora è chiaro? -
- Più o meno! -
- Anche tuo zio Silver hawk utilizza questo stesso metodo con le sentinelle di Bosco oscuro. Con gli altri non gli occorre; le altre sentinelle lo rispettano per ciò che è e che rappresenta. Esattamente come voi con gli anziani e tutti i vostri superiori. -
Falco continuava a tremare e a sentirsi a disagio e la cosa lo infastidiva, aumentando il suo desiderio di andarsene da quel luogo per tornare a casa. Ritenendo di non avere molta altra scelta, tracciò un segno sulla mappa, in corrispondenza di un'isola vulcanica. Falco d'argento, soddisfatto, gli rese il medaglione, permettendogli così di riacquisire i suoi poteri.
- È una reliquia del ghiaccio. Noi non siamo riusciti a recuperarla, ma magari voi sarete più fortunati. - Concluse Falco, impaziente di mettere più distanza possibile fra lui e Bosco oscuro.
- Vedremo! Porta i miei saluti a Zephyr e Pantera e, Falco... Stai lontano dai guai! -
Falco fece una smorfia contrariata, aprì un varco e tornò a casa.

mercoledì 13 marzo 2019

Golden hawk lo spietato (prima parte)





Negli anni successivi Falco pellegrino e la sua squadra si guadagnarono l’odio di tutti i membri di Bosco oscuro. Il figlio del generale, in particolare, non appena ne aveva occasione, provvedeva a ostacolare e sbeffeggiare le sentinelle del bosco nemico, suscitando la loro ira; il suo bersaglio preferito sembrava essere l’arrogante guardia reale Golden hawk. Il generale contava molto sulle abilità di quest’ultimo e, quando tornava in licenza, lo impiegava spesso in missioni di perlustrazione per la ricerca di reliquie o in azioni contro i cacciatori; tali missioni, tuttavia, spesso finivano con l’imbattersi nelle sentinelle di Piccolo bosco delle ninfe, impegnate nelle stesse attività. Le reliquie davano importanti informazioni su Fenice e i quattro guardiani, ma allo stesso tempo tramandavano antiche arti di combattimento; recuperarle permetteva quindi un miglioramento eccezionale delle capacità delle sentinelle, oltre a trasmettere informazioni su dove e quando Fenice avrebbe fatto ritorno. Non c’era nulla di strano, dunque, se le sentinelle dei diversi boschi entravano violentemente in competizione tra loro per ogni informazione che le riguardasse, soprattutto se trovarle prima degli altri voleva dire proteggere il proprio popolo dai nemici. Falco pellegrino, Dragone e Aquila reale erano riusciti a recuperarne diverse, lasciando con un palmo di naso i purosangue di Bosco oscuro. A rendere la situazione sempre più intollerabile a Golden hawk era la capacità del nipote di sfuggirgli ogni volta. Più ci provava e meno riusciva a colpirlo; meno lo colpiva e più Falco lo derideva. Durante il loro ultimo incontro, la guardia reale giurò che gli avrebbe fatto implorare pietà in lacrime, avvertendolo di non abbassare mai la guardia.
Un pomeriggio di primavera Falco pellegrino, ormai diciannovenne, se ne stava per fatti suoi sulla spiaggia, fissando il mare. Non stava mai da solo nel Regno di nessuno, ma quel giorno non voleva nessuno intorno a sé. Da qualche tempo lui e Pantera avevano iniziato a frequentarsi assiduamente, ma, a causa di uno sciocco equivoco, la ragazza lo aveva aggredito con una scenata di gelosia. Avevano litigato violentemente e lui preferiva starsene un po’ da solo. Un’occasione come questa era davvero ghiotta per Golden hawk, che riteneva che il ragazzo fosse un bersaglio facile solo se trovato senza i suoi amici, anche se, da buono scudo qual era, Falco non abbassava mai la soglia di attenzione e sorprenderlo era tutt’altro che facile, anche in questa condizione. Golden hawk, tuttavia, riuscì a prenderlo di sorpresa, attaccandolo con un getto d’acqua marina. Falco evitò il colpo e scappò verso la scogliera, dove gli sarebbe stato più facile trovare un nascondiglio. Non si sentiva abbastanza concentrato per affrontarlo. La guardia reale lo inseguì per un breve tratto, ma si fermò quasi subito con un ghigno stampato in faccia. Sotto i piedi del ragazzo si aprì una voragine e una roccia di una tonnellata vi ricadde all’interno, dietro di lui. Sentendo un grido di dolore la guardia reale si avvicinò alla voragine e vide con soddisfazione che il masso aveva schiacciato le gambe del nipote, impedendogli la fuga.
- Ben fatto Leopardo. C’è cascato in pieno!
Dagli scogli sbucò fuori l’elementale della terra.
- La ringrazio, Signore. Il merito è Suo che lo ha spinto nel punto giusto. –
- Era una trappola? – Falco non riusciva a credere alle sue orecchie.
- Certo! Visto che sei più sfuggente di un’anguilla abbiamo provveduto a bloccarti le vie di fuga. – Golden hawk fece un cenno a Leopardo. – Procedi!
La sentinella della terra spinse verso il basso la roccia che bloccava Falco. Il ragazzo gridò forte: la pressione gli stava frantumando le ossa.
- Va bene così. – La guardia reale bloccò Leopardo. – Permettimi di avvicinarmi.
La roccia fu rimossa e Golden hawk poté scendere nella voragine insieme a Falco. Lo afferrò per ribaltarlo sulla schiena e poterlo guardare negli occhi.
- E allora, nipote, cosa ti è successo? Non è da te andare in giro solo. Inoltre sei distratto; conoscendoti avevo seri dubbi sul suo funzionamento e, invece, sei cascato subito nel mio scherzetto. – Lo afferrò alla gola – e ora che ti ho a portata di mano, cosa dovrei farti? – Strinse la presa, godendo nel vedere il ragazzo che annaspava tentando di liberarsi. – Oh, vorrei davvero dedicarti più tempo, credimi, ma purtroppo ho una certa fretta. Sono atteso a Bosco oscuro e dovrò fare rapidamente.
Falco boccheggiava, la vista gli si annebbiava e la mente iniziava a perdere lucidità. Tentava disperatamente di divincolarsi, ma l’unica cosa che riusciva ad ottenere era suscitare maggiore piacere a Golden hawk, che avvertiva compiaciuto la sua paura e stringeva con ancora più decisione.
- Che stai facendo? – Golden hawk notò che improvvisamente il ragazzo aveva iniziato a muoversi in modo strano. Seguì con gli occhi il braccio e la direzione della mano, rendendosi conto che tentava di raggiungere la propria caviglia. – Cos’ha lì? Leopardo, vuoi controllare? Io… ho le mani impegnate. – Gli occhi sfilati della guardia reale tornarono sul viso di Falco, ormai cianotico.
Lo scudo eseguì. Sollevò la gamba destra dei pantaloni del ragazzo e trasse da un fodero, occultato sotto di essa, un piccolo pugnale. Quando lo mostrò a Golden hawk questo si infuriò.
- Non posso crederci: ti ha riconosciuto! Tu, un lurido mezzosangue, associato ai membri della nostra famiglia! – Mollò la presa, permettendo a Falco di riprendere fiato. – E va bene. Non tutti i mali vengono per nuocere! – Esclamò la guardia reale mentre il ragazzo tossiva violentemente, accasciato al suolo. – Anche se dovrei utilizzare quel pugnale per reciderti la gola, rispetterò il volere del generale. Ma tu non cantare vittoria: non posso ucciderti per ora, è vero – il tono della voce assunse una vena malefica – ma questo non è necessariamente un bene per te, sgorbietto!
Lo colpì con una tecnica spacca-scudi in pieno stomaco, facendogli perdere i sensi. Quando Falco rinvenne si trovava a terra, senza il proprio medaglione al collo, nell’insediamento di Bosco oscuro. Una sentinella gli girava intorno, esaminandolo attentamente. Il ragazzo si sentiva troppo debole per aprire gli occhi, ma riusciva a sentire i discorsi che si tenevano intorno a lui.
- …corporatura interessante. Va bene, puoi divertirti un po’ Golden hawk, ma non farti prendere troppo la mano. Così giovane è già uno scudo di classe 4. Vale la pena di vedere se si riesce a rieducarlo, prima di optare per eliminarlo. –
- E va bene! Mi limiterò a prendermi qualche piccola soddisfazione, per ora. Anche perché, pensandoci, solitamente gli scudi hanno interessanti informazioni da fornire.
La seconda sentinella annuì.
- Certo, è stato piuttosto sfortunato ad essere catturato proprio ora che il generale e il comandante non sono presenti. E non torneranno prima di una settimana, povero lui.
- E ti pareva… - Falco si lasciò sfuggire un commento esasperato.
- Ah, ti sei svegliato, mezzosangue! – Golden hawk lo rivoltò sulla schiena con un piede e lui tentò di soffocare un gemito di dolore. – E’ inutile che tu ti trattenga, caro. Grida pure! Non hai idea di ciò che ti aspetta! – Lo afferrò dalla maglia e accostò il suo orecchio alla propria bocca per sussurrargli minacciosamente – Ti pentirai amaramente di avermi mostrato quel pugnale! –
- Golden hawk! – l’altra sentinella, un uomo dall’aspetto autoritario e molto anziano, richiamò la guardia reale.
- Sì, Signore? –
- Ricorda ciò che ti ho appena detto: non voglio che lo elimini prima che possa essermi fatto un’idea su di lui! Sai bene che, in assenza del generale e del comandante, assumo io il comando. Mi aspetto che tu gli estorca più informazioni possibile, senza farlo passare a miglior vita. Hai un’intera settimana per rivalerti su di lui e divertirti. Mostraci le capacità del ragazzo. –
- Le mie capacità? – Falco non riusciva a capire cosa volessero da lui.
- A meno che tu non preferisca riferirci subito e pacificamente tutto ciò che sai sulle reliquie, ovviamente. – precisò la sentinella.
- Non vi darei una qualsiasi informazione nemmeno a costo della mia vita, sentinella che non conosco. –
- Che scortesia, hai ragione! Mi presento: sono Falco peregrinus, fratello minore del defunto generale Falco dorato. Normalmente vivo lontano da Bosco oscuro, ma, le rare volte in cui il generale e il comandante devono obbligatoriamente allontanarsi, torno per mantenere l’ordine nel Bosco. –
- Insomma, praticamente ho una famiglia di squilibrati che vogliono farmi a brandelli e, l’unica volta che quel traditore che dice di essere mio padre mi occorre qui, sta altrove a fare chissà cosa. Evviva!
L’anziano gli si rivolse divertito. – Il generale è impegnato in un importante raduno con le alte cariche dei Cento Boschi. Per quanto riguarda me, non ho alcun motivo di lasciare che Golden hawk ti faccia a brandelli, se in cambio mi dai qualche informazione interessante. Sei pur sempre un mio nipote e anche un soggetto molto interessante. –
- In che senso? –
- Sei ancora un ragazzino, eppure hai una struttura molto massiccia, adeguata ad uno scudo, ma precoce in uno così giovane. Mi dicono che sei anche agile e sfuggente e che possiedi anche buone capacità offensive. Hai le basi per essere una sentinella di prim'ordine! D'altronde, vedo che così giovane sei già riuscito ad entrare nelle squadre speciali. Non è un’impresa da poco, nemmeno a Piccolo bosco delle Ninfe! –
- Peccato solo che sia un mezzosangue e che stia dalla parte sbagliata dello schieramento. – sottolineò Golden hawk.
Falco peregrinus sorrise alla guardia reale.
- Non te lo faccio uccidere ugualmente, Golden hawk, mi dispiace. –
- Ma non è giusto! Sono anni che gli do la caccia e quando tornerà il generale mi toccherà lasciarlo andare di nuovo. Gli ha dato il pugnale, ciò vuol dire che vuole proteggerlo. –
- Quando tornerà il generale tu avrai terminato i tuoi giorni di licenza. Inoltre mancano sette giorni. Avrai la tua soddisfazione! E’ altamente improbabile, se non impossibile, che uno scudo resista così a lungo alle attenzioni di un membro della nostra famiglia. Men che meno se si tratta delle tue. Non credi che costringerlo a rivelare informazioni riservate sia già una bella soddisfazione?
La bocca di Golden hawk si sollevò in una smorfia compiaciuta, accentuata dall’ansia che individuò in Falco.
- Be’, sempre meglio di niente! Ora a lavoro: non vedo l’ora di dare il benvenuto al nipote! – Afferrò nuovamente Falco per la gola. – Ti ho giurato che mi avresti implorato in lacrime di avere pietà di te e così farai! –
- Non crederci troppo, resteresti deluso. – Biascicò il ragazzo di nuovo senza fiato.
- Adoro la convinzione e la stupidità degli scudi, soprattutto quando si sgretolano piano piano sotto le mie mani. – lo colpì con una ginocchiata nel basso ventre e lo lasciò ricadere a terra. – Zebra, occupati di lui! Voglio che sia perfettamente in forma prima di iniziare a giocare. -
Il curatore si avvicinò al ragazzo per eseguire l’ordine, tentando nel contempo di farlo ragionare.
- Figliolo, faresti bene ad arrenderti subito e dirgli tutto ciò che sai. Sei troppo giovane per certe cose. -
- Un buono scudo non si arrende mai! Non ho nessuna intenzione di dargliela vinta. –
- Ma tu sei un ottimo scudo, tuttavia l’abilità da sola non serve; occorre anche l’intelligenza e ostinarsi a resistere ora sarebbe solo un’azione molto stupida. Otterrà ugualmente ciò che vuole. Nessuno penserà male di te se parli ora, te lo assicuro!
Falco non disse nulla. Si limitò ad abbassare lo sguardo con aria seria e determinata. Il curatore stava terminando di curare le ferite e le fratture del ragazzo.
- Non c’è modo di farti cambiare idea, vero?
Il ragazzo tacque ancora, mentre si rimetteva in piedi.
- Non perdere tempo, Zebra. La testardaggine degli scudi è nota in tutto il Regno. Se poi a questo aggiungi che si tratta pur sempre di un falco pellegrino... - Golden hawk ghignava, pregustando il momento in cui l’avrebbe fatta pagare al ragazzo. – Andiamo a mangiare qualcosa ora. Farai bene a farlo anche tu, mezzosangue; potrebbe essere uno dei tuoi ultimi pasti, finché ti trovi qui.
Una sentinella afferrò Falco dalla maglia, spintonandolo in avanti, verso l’area dei pasti. Il ragazzo, costretto a sedere accanto a Golden hawk, non si trovava in una situazione facile e non aveva appetito, ma accettò il piatto che gli veniva porto da Black panther, anche lei visibilmente preoccupata per ciò che stava accadendo.
- Lei è la madre di Pantera, vero? – Le chiese educatamente il ragazzo.
Lei annuì.
- Ha sue notizie, per caso, Signore? – Chiese speranzosa.
- Sta molto bene. Non deve preoccuparsi.
- Veramente, un motivo per preoccuparmi lo avrei. – La donna lo guardò quasi supplicante. – Non affronti il Signor Golden hawk, Signore. Faccia ciò che Le chiede. Le farà molto male se non si arrende!
- Basta così, donna! Torna al tuo lavoro e non impicciarti! – Golde hawk la sgridò. Pose il braccio destro intorno alle spalle del ragazzo e lo trasse verso di sé – Io e il nipote ci divertiremo un sacco, invece! – disse con voce sempre più sadica.
Leopardo si fece sfuggire una smorfia divertita. Ripensando poi a cosa aveva detto il ragazzo gli parlò.
- E così hai notizie di mia figlia. Allora perché non ce ne dai qualcuna, finché sei ancora in grado di parlare? –
- Non vedo perché dovrei! –
- Perché te lo sto chiedendo gentilmente.
Anche Falco grigio si inserì nel discorso.
- Ne dovrebbe avere parecchie di informazioni, Leopardo. Sembra che sia la sua ragazza. –
- E tu come lo sai? – Chiese irritato il ragazzo mentre lo zio lo osservava ghignando.
- Ti sei dimenticato che siamo telepati, ragazzino? Curioso che tu non abbia ancora sviluppato questo potere. Forse dipende dal fatto che sei un mezzosangue.
- Stai insieme a mia figlia? – Leopardo sembrava sul punto di dare di stomaco.
- Perché, la cosa ti arreca disturbo? – Il ragazzo appariva sempre più nervoso. – Non mi pare che tu abbia mosso un dito quando è stata esiliata. Cosa te ne dovrebbe importare adesso di lei?
- Senti, senti quanto è aggressivo questo moscerino. Bisognerà davvero che gli insegni le buone maniere! – Golden hawk, finito di cenare, si era alzato in piedi al lato del ragazzo e ora si preparava ad attaccarlo.
Falco deglutì nervosamente, ponendosi in assetto da difesa. Privo del proprio medaglione e dei propri poteri, non aveva alcuna via di fuga. Avrebbe potuto tentare di evitare i colpi, ma quanto a lungo avrebbe resistito? Gli serviva un’idea e in fretta. La guardia reale si stava scrocchiando le ossa del collo e delle mani, fissandolo crudelmente nell'attesa di una qualsiasi sua mossa. Falco restava immobile senza osare muovere un muscolo. Restarono così alcuni minuti, finché Golden hawk non decise di attaccare: si scagliò sul ragazzo con una serie di pugni che lui evitò. Falco saltò al riparo in mezzo all'area dei pasti, tenendo sotto controllo la situazione intorno a sé. L’anziano fratello di Falco dorato lo osservava attentamente, studiando ogni sua mossa. Lo vide schivare abilmente gli attacchi di Golden hawk, tentando anche di rispondere, finché, alla fine, la guardia reale non riuscì a colpirlo: Golden hawk riuscì infatti a bloccargli i piedi a terra con una lastra di ghiaccio, impedendogli di sfuggire ancora agli attacchi. Avendolo in pugno, gli si avvicinò lentamente, ponendogli entrambi i palmi delle mani sull'addome. Sollevò gli occhi fissandoli in quelli del ragazzo e, appena incrociato il suo sguardo, rilasciò un’onda di energia gelida dalle estremità. Il nipote cadde indietro sotto l’effetto del colpo, con le braccia aperte e la schiena al suolo. Golden hawk lo bloccò a terra con una serie di anelli di ghiaccio sugli arti e al collo.
- Spero per te che qualcuno ti abbia insegnato la tecnica delle ali glaciali, ragazzino. È l’unica che adesso possa aiutarti a liberarti. – lo colpì ripetutamente allo stomaco – Ops, che sciocco! Dimenticavo che si tratta di una tecnica da arieti e che, in ogni caso, tu sei privo dei tuoi poteri, al momento. – La guardia reale mostrò al ragazzo il medaglione che gli aveva tolto e, immediatamente dopo, gli lanciò contro una serie di tecniche spacca-scudo, per poi porgli una mano sul viso – Bene, ora vediamo di individuare i tuoi punti deboli. –
- Io non ho punti deboli! Sono uno scudo!
Golden hawk rise di gusto. Una risata fredda, spietata.
- Tutti hanno dei punti deboli. Soprattutto gli scudi.
Prese a passargli la mano lungo il corpo, effettuando una certa pressione. Gli effetti delle spacca-scudo avevano reso il ragazzo ultrasensibile al dolore e lui sapeva bene come agire per individuare le parti deboli. Osservò le reazioni di Falco mentre gli tastava tutto il corpo, soffermandosi laddove vedeva il ragazzo irrigidirsi e contrarre la mascella. Terminò il suo esame e riprese a colpirlo con pugni e calci sul corpo e sul viso. Si placò osservando un rivolo di sangue fuoriuscire dalla bocca della sua vittima. Decise di lasciargli qualche secondo per riprendere fiato prima di ricominciare con altrettanta violenza.
- Allora mezzosangue, non vuoi ancora dirmi nulla? Io ho appena iniziato a scaldarmi, mentre tu mi sembri già malconcio. -
- Non ti dirò proprio un bel niente, né adesso né in seguito, razza di macellaio!
- Come preferisci. Mi fai solo un piacere. Più tu ti ostinerai, più a lungo io mi divertirò a tue spese. –
Gli pose una mano sull’emitorace sinistro e vide il ragazzo spalancare gli occhi terrorizzato.
- Terza e quarta costola. Devi aver preso una gran brutta botta qui. Fortunatamente si sono saldate bene; oppure no? –
Ancora una volta un ghigno sadico comparve sul volto della guardia reale, mentre dalla mano che aveva posto sul corpo di Falco lanciava un’altra scarica di energia. Lo sentì gridare atrocemente e continuò a colpirlo con violenza sempre maggiore nello stesso punto, mentre lui si contorceva tentando di liberarsi. Si fermò di nuovo e lo osservò tossire violentemente.
- Per essere uno che non ha punti deboli, ti agiti parecchio. – Golden hawk afferrò Falco dai capelli, ruppe gli anelli che gli fermavano il collo e tirò la testa del ragazzo verso di sé. – Devo ancora vedere che effetto ti fa essere colpito al ginocchio e alla spalla destra, ragazzo. Per ora ne ho individuati solo tre, ma sappi che non ho nemmeno cominciato a giocare con te.
Vedendo che il ragazzo non rispondeva, lo bloccò nuovamente al suolo e vide il suo respiro accelerare. Tornò all’attacco, stavolta colpendolo con una serie di calci. Andò avanti così diversi minuti prima di essere fermato da Falco peregrinus.
- Basta così! Se continui in questo modo lo ucciderai e sai bene che non è questo il nostro scopo.
Golden hawk si placò. – Bene. Mi sono stancato oggi. Andrò a dormire e riprenderò domani, se la notte di tregua non servirà a farlo diventare più ragionevole. -
Liberò Falco dagli anelli che lo ancoravano al suolo e lo sollevò in aria con il braccio destro per osservare al meglio gli effetti del suo lavoro. Prima di lasciarlo andare, decise di sferrargli ancora un pugno sulle costole che aveva individuato come punto sensibile. Il ragazzo emise un grido, un colpo di tosse e perse nuovamente i sensi.

giovedì 7 marzo 2019

Non disturbare il curatore a lavoro (seconda parte)



Nell'infermeria di Piccolo bosco delle Ninfe, Dog stava mettendo in ordine le attrezzature con l'aiuto del suo giovane assistente Chipmunk, detto Chip, un ragazzino con buone doti curative, adottato da Dog dopo che i cacciatori sterminarono la sua famiglia. Mentre erano indaffarati, entrò Zephyr.
Ciao Chip! Ciao Dog, posso parlarti un momento? In privato. -
Dog lo guardò di sfuggita e fece cenno di sì con la testa. Invitò l'assistente a lasciarli soli e gli si avvicinò.
Dimmi tutto. Che è successo? -
Zephyr sorrise.
Le sentinelle di Bosco oscuro sono in fermento. Pare che qualcuno, non è dato sapere chi, abbia dato una bella lezione ad alcuni di loro. -
- Davvero? E tu come lo sai? -
- Lo raccontavano a Golden hawk a Bosco diamante. -
- Ma si può sapere perché passi tutto questo tempo a Bosco diamante? -
- Ho i miei affari da sbrigare. -
- Mmh... In ogni caso, io che c'entro? -
- Erano dalle parti del tuo bar. Falco è stato curato da te lì stamattina, o sbaglio? -
- Non capisco dove vuoi arrivare. Io non c'entro con questa storia. -
Zephyr sorrise.
Come sei arrivato a Piccolo bosco delle Ninfe? -
Dog lo guardò, poi sorrise a sua volta.
Certo, immagino tu senta che la mia aurea è diversa. -
- Non ce ne sono molti come te. Qui, poi, sei l'unico. -
- Cosa pensi? -
- Penso che tu sia figlio di Unicorno, il curatore di Bosco diamante; il curatore di Fenice. - Dog si incupì. - Certo, questo vorrebbe dire che hai una certa età... -
- Ma perché siete tutti fissati con la mia età? -
- Aiuta a comprendere la situazione. Eri presente alla grande guerra, vero? -
- Come se non lo sapessi. -
- Avanti! La questione mi incuriosisce... -
Dog sospirò profondamente.
E va beneHo... abbastanza anni per essere stato presente alla grande guerra, sì. Mi occupavo dei feriti nell'infermeria di Bosco diamante, insieme a mio padre, Unicorno, e mia madre, Chien. -
- Eri lì quando Bosco oscuro la attaccò? Pare che sia stata una strage. -
Dog rise.
La lezione non è servita però. Oggi lo hanno rifatto. - Sospirò di nuovo. - Se ti domandi se sia pentito di ciò che ho fatto, la risposta è no! Se lo sono meritato. -
- Dieci purosangue di Bosco oscuro in un colpo solo. Ragazzo, tu hai  seri problemi di autocontrollo! -
- Peccato che mi sia sfuggito proprio il generale Falco dorato. -
Stavolta fu Zephyr a ridere.
È per questo che sei finito qui? -
- Più o meno.  Non è stata una punizione. Sua Maestà comprese la mia reazione nel proteggere i miei pazienti, ma credo ritenesse ugualmente che sarebbe stato più prudente farmi allontanare; tuttavia mi diede la possibilità di scegliere. Mi disse che Piccolo bosco delle Ninfe era rimasto senza curatori e che, visto che volevo rendermi davvero utile (e per tenere impegnate le mie energie), sarei potuto venire qui, dove il lavoro per un curatore non manca mai. Certo è faticoso, ma è stata la scelta migliore che abbia mai fatto e ne sono più che felice. - Zephyr annuì e Dog riprese. - Promisi a Sua Maestà che mi sarei tenuto sotto controllo e che ciò che accadde quel giorno non si sarebbe ripetuto, - Guardò Zephyr con aria severa - ma se i membri del tuo bosco non perdono questo maledetto vizio, glielo faccio passare una volta per tutte! -
Zephyr annuì di nuovo. Non disse nulla, si limitò a tacere osservando il curatore fisso negli occhi. In seguito prese a parlare.
Con tanta esperienza dovresti ormai essere in grado di esercitare un ottimo autocontrollo. Non credi di avere esagerato oggi? D'altronde avevi promesso a Sua Maestà... -
- Infatti! Mi pare che nessuno sia rimasto ucciso, stavolta! Un po' malandati,  magari, ma non puoi negare che se la siano cercata. -
Zephyr tacque per un momento prima di riprendere a parlare.
Non mi vuoi proprio dire quanti anni hai? -
- Sono molto più giovane di te, questo è fuor di dubbio. -
Zephyr rise ancora, guardando l'interlocutore con aria complice, poi gli fece un occhiolino e si avviò fuori dall'infermeria.
Vedo che hai sciolto ogni dubbio e riserva, Dog. -
- Non sei l'unico a percepire le auree. Come hai detto tu nove anni fa: io non mi impiccio dei fatti tuoi e tu fai lo stesso con me. Mi sembra equo. -
La sentinella fece un cenno con la mano e se ne andò, lasciando solo il curatore a rimuginare fra sé e sé.
Che razza di ficcanaso! -
La sera, dopo aver cenato, Gazzella, la sua squadra, i figli e Pantera tornarono nel Regno di nessuno.  Davanti la porta di casa trovarono ad attenderli Dragoon e Golden eagle, che, vedendoli arrivare, salutarono allegramente.
Le madri risposero senza particolare entusiasmo, mentre Aquila reale si lanciò fra le braccia del padre. Pantera si nascose dietro Gazzella.
- Cosa fate qui? - Chiese acida la donna.
- Sempre gioviale, Gazzella! - Dragoon la rimbrottò offeso.
- Non ho motivo di essere gioviale con voi. -
- Andiamo via subito. Dobbiamo consegnare qualcosa ai ragazzi. - Spiegò Golden Eagle.
- A noi, papà? -
- Sì, piccola. -
Si discostò dalla figlia e trasse da un fodero legato alla gamba un piccolo pugnale dall'impugnatura dorata; era molto ben lavorata e il disegno presentava un simbolo somigliante a uno stemma nobiliare.
- Questo devi portarlo sempre con te! È il simbolo della famiglia delle Aquile reali. Vuol dire che sei una di noi e che, prima di fare qualsiasi cosa contro di te, devono avere l'autorizzazione del più alto in grado della famiglia e del Generale. Il caso vuole che, in quanto Consigliere del Generale, attualmente il più alto in grado sia io... -
La ragazza prese l'arma nella mano sinistra, osservandola con attenzione; sfiorò l'impugnatura con le dita della mano destra, guardandola affascinata.
- È molto bello, papà! Grazie. -
- Ricorda, devi portarlo sempre con te. Potrebbe salvarti la vita! -
Dragoon prese a sua volta il proprio pugnale, recante lo stemma della famiglia dei Draghi, porgendolo al figlio. Dragone lo prese con una leggera titubanza, ringraziando il padre per quel dono e promettendo che ne avrebbe avuto cura. In seguito Dragoon si avvicinò anche a Falco pellegrino. Gli porse un pugnale dall'impugnatura argentata, molto arzigogolata. Lo stemma su di esso rappresentava un falco pellegrino che attaccava in volo, con gli artigli protesi verso l'osservatore. Gli occhi del rapace erano due luminose gemme blu.
- Falco, questo te lo manda tuo padre. È il suo personale. Si raccomanda di tenerlo sempre a portata di mano, poiché tu sei quello che rischia maggiormente. -
Il ragazzo si ritrasse.
- Avrebbe potuto fare lo sforzo di venire a consegnarlo di persona, se ci tiene tanto. -
- Hai ragione, ma devi capire che tuo padre è il generale di Bosco oscuro. Non può assentarsi dall'insediamento tanto alla leggera... -
- Grazie, ma non intendo accettarlo! -
Driblò la sentinella di Bosco oscuro ed entrò in casa, mentre Dragoon lo seguiva con lo sguardo.
- Ve lo avevo detto che non lo avrebbe preso. - disse Golden eagle.
- Lo immaginavo anche io, ma bisognava comunque provare. -
- Con quel caratteraccio orgoglioso... -
- Ha ragione! - li rimbeccò Gazzella - Voi siete venuti personalmente a consegnare gli oggetti ai vostri figli. Lui non si è disturbato a farlo! - La donna appariva disgustata.
- Sì, ma... -
- Siete stati molto gentili, ma ora i ragazzi devono riposare. Buona notte. -
- Gazzella... -
- Ho detto buona notte! -
I due uomini si arresero, salutarono i ragazzi e tornarono al loro insediamento.
Il giorno successivo, dopo l'allenamento, Zephyr si recò da Falco pellegrino.
- Bell'allenamento. Eri molto carico oggi! -
- Grazie zio. Sentivo il bisogno di sfogarmi un po'. -
- Qualcosa non va? -
- No, no. Tutto a posto! -
- Mmh. Senti, ti andrebbe di allenarci un altro po', solo tu ed io, nel Regno di nessuno? -
- Dici sul serio, zio Zephyr? -
- Sì, certo. Perché? -
- Perché tu non vuoi mai allenarti solo con me. -
- C'è sempre una prima volta, no? -
Falco sorrise entusiasta ed emozionato.
- Allora vogliamo andare? - chiese Zephyr, aprendo un varco.
Falco annuì e i due si ritrovarono in una pianura isolata del Regno di nessuno. Si allenarono intensamente per una quindicina di minuti, finché Zephyr non si fermò ad annusare l'aria. D'improvviso bloccò Falco e gli tolse il medaglione dal collo.
- Zio, ma cosa fai? Restituiscimi il medaglione! -
Zephyr, al contrario, se lo mise in tasca e, guardando dietro le spalle del ragazzino, fece un cenno di saluto.
- Ben arrivato. Ti aspettavo. -
Falco si voltò e si trovò davanti il padre, assumendo un'espressione furiosa.
- Ho come la sensazione che lui, invece, non mi aspettasse affatto. -
Falco si rivolse a Zephyr, livido di rabbia:
- Ecco a cosa era dovuta questa improvvisa voglia di allenarti con me. Mi hai mentito! Bugiardo! -
Zephyr gli scompigliò i capelli con la mano.
- Non saresti mai venuto se ti avessi detto la verità. E comunque un po' ci siamo allenati, no? -
- Restituiscimi il mio medaglione! - Falco stava perdendo la forma di sentinella, assumendo l'aspetto umano.
- Non ci penso nemmeno. Se ti restituisco il medaglione tu scappi via senza dare a tuo padre la possibilità di parlarti, così invece non puoi utilizzare i tuoi poteri e sei costretto ad ascoltarlo. - Si rivolse a Falco d'argento. - Accompagnalo al bar "I quattro elementi" quando hai finito. Vi aspetto lì con una bottiglia di sidro. -
La sentinella dell'aria saluto e sparì in un mulinello, mentre Falco pellegrino restava imbronciato e di mala voglia con suo padre.
- Cosa vuoi da me? -
- Dragoon e Golden eagle mi hanno riferito che tenevi tanto a incontrarmi di persona. -
- Non era esattamente questo che intendevo! -
Il generale guardò il figlio con severità. Prese il pugnale e glielo porse.
- Prendilo! -
- Nemmeno per sogno! -
- Sono qui di persona per consegnartelo, ora. -
- Non è questo il punto! -
- E qual è allora? -
- Ti sei disturbato a venire di persona solo perché ieri non l'ho accettato. E comunque da te non voglio proprio niente! -
Falco d'argento sospirò vistosamente.
- Decisamente hai preso il carattere di tua madre. - ascoltò il figlio emettere una sorta di breve ruggito e riprese - So che non è facile per te comprenderlo, ma non posso lasciare l'insediamento con molta facilità. C'è sempre qualcosa di urgente da fare ed è necessaria la mia presenza. -
Falco pellegrino non rispose. Si girò di spalle respirando nervosamente.
- Falco, ascoltami bene adesso, - Il generale pose una mano sulla spalla del ragazzino, che si irrigidì. - gli uomini di Bosco oscuro non hanno minimamente gradito la scoperta della tua esistenza, men che meno dopo che li hai affrontati per proteggere Pantera. In molti vogliono la tua morte, primo fra tutti tuo fratello Silver hawk. -
- Che venga a eliminarmi. Non ho certo paura di lui e parare i colpi dei membri di Bosco oscuro non è poi così difficile! -
- No Falco, no! Non dovrai mai, e dico mai, parare i colpi di Silver hawk, né quelli di nessun altro falco. Dovrai solo schivarli. Se riescono a toccarti per te è finita! -
- E perché mai? -
- Ascoltami attentamente: gli scudi sono in netto svantaggio contro la nostra famiglia a causa di tecniche specifiche che ci tramandiamo da millenni. Un solo colpo di uno di noi potrebbe bastare a non farti più rialzare. Non devi mai lasciare che ti colpiscano. Se li incontri fuggi e non li affrontare. Ti vogliono morto, Falco, e non si fermeranno perché sei un ragazzino. -
- E tu gli permetterai di darmi la caccia, ovviamente. -
- No! Ma fuori da Bosco oscuro non posso proteggerti come vorrei. Impiegherebbero poco a tentare di spacciarmi la tua dipartita per un incidente e a quel punto, qualsiasi cosa io possa fare per punirli, non servirebbe certo a farti tornare in vita. -
Falco si voltò nuovamente verso il padre. Sembrava che le sue parole fossero riuscite a spaventarlo, anche se tentava di fingere il contrario. Il generale se ne rallegrò.
- Ora prendi il pugnale e portalo sempre con te. È il simbolo del generale. Almeno in parte dovrebbe placarli. -
L'idea non andava a genio al ragazzo che tergiversò ancora un po'. Alla fine si convinse e prese con sé l'arma. Il padre si rasserenò, credendolo un po' più al sicuro.
- Ora possiamo andare? -
- Ti dà tanto fastidio trascorrere del tempo con me? -
Falco sbuffò. - Credevo che avessi fretta di tornare a Bosco oscuro per gestire i tuoi importantissimi e urgenti affari, che ieri non ti hanno permesso di venire personalmente. -
Falco d'argento incassò il colpo, aprì un varco e lo condusse da Zephyr. La sentinella dell'aria li aspettava nella sua forma umana al di fuori del bar, seduto in compagnia di una bottiglia di sidro e di Alan, accomodato accanto a lui. All'arrivo del generale il curatore si innervosì parecchio, ma non disse nulla, cercando di mantenere il controllo.
- Eccoci qui. Ve lo restituisco. -
Falco si precipitò da Zephyr.
- Vuoi ridarmi il mio medaglione, adesso? -
- Perché tanta fretta? Hai preso il pugnale? -
Falco gli mostrò il pugnale bofonchiando.
- Bene! - Gli rese il pendaglio, rimproverandolo bonariamente. - Tutte queste scene per una cosa del genere. Accettarlo non sarà stata una tragedia, vero Falcorn? -
Il generale non rispose.
- Falcorn? -
Ancora una volta nessuna risposta. Falco d'argento stava fissando qualcosa, spalle larghe, narici dilatate, occhi spalancati, denti stretti e pugni chiusi.
- Quando fa così non è affatto buon segno... - Zephyr guardò nella direzione del punto fissato dal cugino. - Ecco, appunto! -
Quattro cacciatori li stavano osservando. Fra loro anche Drago nero e Poiana.
- Chi abbiamo oltre al lucertolone e l'uccellaccio? - chiese Zephyr.
- Un bel problema. C'è anche Sanguisuga! E quell'altro mi sembra Anaconda. -
- Mi stai dicendo che quattro delle uniche sette sentinelle oscure appartenenti a Bosco oscuro esistenti sono qui e ce l'hanno proprio con noi, Falcorn? -
- Sì, ti sto dicendo esattamente questo. - Senza mai spostare gli occhi dai nemici, Falco d'argento si rivolse al curatore. - Alan, tu e Falco farete bene a mettervi al riparo all'interno del bar. Qui fra poco ci sarà un po' di caos. C'è qualcuno dentro? -
- Dei ragazzi che si stanno riprendendo da alcune ferite. -
- Farai meglio a far mettere al sicuro anche loro. -
D'improvviso Zephyr diede l'allarme.
- Attenti! -
Due cacciatori li avevano attaccati alle spalle, scivolando lentamente dietro di loro nelle proprie forme animali, senza farsi notare. Falco pellegrino parò prontamente il colpo di uno dei due, ma si ritrasse immediatamente con un grido di dolore, ritrovandosi i denti dell'altro piantati nel collo. Zephyr glielo tolse di dosso spingendolo a distanza e consegnò il ragazzino al curatore.
- Alan, il morso di quella sentinella oscura è velenoso. Molto velenoso. Cerca di intervenire in fretta o non ci sarà niente da fare. -
Il cacciatore si leccò le labbra dal sangue del giovane Falco, pronto ad attaccare nuovamente. Falco d'argento si posizionò fra lui e gli altri.
- Posso solo sperare di avere qui un antidoto efficace contro di lui! Chi è? -
- Cobra. Assicurati che l'altro, Vedova nera, non sia riuscito ugualmente a... - Dovette interrompersi per aiutare Falco d'argento. Un terzo cacciatore si era palesato improvvisamente. - Accidenti, è Scorpion! Alan, portalo al sicuro e fa quel che puoi. Noi cerchiamo di respingerli! -
Il curatore annuì, prese in spalla il ragazzino e si precipitò nel bar.
- Respingerli? - Falco d'argento sembrava alquanto contrariato. - La fai facile tu! Sono tutti e sette qui. Fra poco attaccheranno anche gli altri. L'unica cosa che possiamo fare è sperare di riuscire a non farci ammazzare! -
- Sii positivo, Falcorn. Magari gli altri non sono qui a caccia. -
Giusto il tempo che Zephyr terminasse la frase e le altre quattro sentinelle oscure si scagliarono su di loro.
- Ti odio! -
- Be', era solo una speranza... -
Zephyr riprese le sembianze di sentinella e si scagliò contro le 4 sentinelle oscure in arrivo.
- Tornado! -
Cominciò a turbinare su sé stesso, scatenando un vento di potenza devastante. Falco d'argento si lanciò con lui nell'occhio del vortice, sfruttandolo per scagliare sui nemici frecce di ghiaccio. Drago nero elevò scudi di roccia a protezione di ognuno di loro, riparandoli anche dagli effetti del vento. Il potere combinato dei due cugini scatenò una violenta burrasca di neve, facendo calare gravemente la visibilità. Falco d'argento e Zephyr si preparavano a colpire nuovamente, favoriti dalle condizioni climatiche, ma, in una manciata di secondi, queste si placarono e tornarono il sereno e la visuale.
- Il trucchetto non era male, ma temo che abbiate fatto i conti senza considerarmi! -
La sentinella oscura Sanguisuga aveva assorbito completamente l'energia rilasciata dagli attacchi dei due purosangue di Bosco oscuro, lasciandoli evidentemente in difficoltà.
- Questo non va affatto bene... - Zephyr sembrava aver perso il suo ottimismo.
Sanguisuga li guardò con aria sadica e divertita.
- Ora tocca a me! -
Li attaccò combinando insieme i colpi utilizzati da loro, scaravendoli indietro, sfondando la porta del bar per sbalzarli all'interno. Zephyr si rialzò e si guardò intorno. Falco d'argento era a terra privo di sensi e Dog era in piedi, fermo davanti a Falco, anche lui svenuto. Gli altri ragazzi dovevano essere nelle stanze dietro la sala del bar.
- Sai curatore, questo potrebbe essere un buon momento per decidere di proteggere i tuoi pazienti. -
- Lo credo anche io. E credo anche che tu dovresti impegnarti un po' di più... -
Zephyr sollevò l'angolo della bocca in una smorfia divertita.
- Ti guardo le spalle! -
Una luce verde scaturì dal corpo di Dog che, ancora una volta, rilasciò la sua energia. Alla sua aurea, tuttavia, stavolta si aggiunse un'abbagliante luce bianca. Zephyr risplendeva tanto da non essere possibile rivolgergli lo sguardo senza restare accecati. I cacciatori rimasero completamente spiazzati. Dog scagliò sui nemici un raggio di energia della potenza di una bomba a mano. Drago nero e Sanguisuga cercarono di intercettarlo, ma ne furono travolti insieme agli altri cacciatori a seguito di un contemporaneo attacco di Zephyr, dieci volte più potente di quello del curatore.
- Bene, Dog. Vediamo di rispedirli a casa. - Zephyr aprì un varco alle spalle del gruppo di sentinelle oscure e le colpì insieme al curatore per scaraventarle all'interno del passaggio. Fatto ciò lo richiuse e si rilassò.
- Ben fatto, Dog! Sei stato prezioso. -
- A dire il vero ho l'impressione che non avessi alcun bisogno di me né di nessun altro per affrontarli e sconfiggerli. -
- Sarà il caso di occuparsi del bar e dei tuoi pazienti ora, non credi? -
- Il bar mi toccherà ricostruirlo, dopo questo sfacelo. -
Zephyr promise che lo avrebbe aiutato a riparare tutti i danni, a patto che avesse accettato di curare anche Falco d'argento, il quale aveva ripreso i sensi durante lo scontro fra Dog e i cacciatori e ora stava cercando di rimettersi in piedi.
- La cosa divertente è che provi anche a farmi credere che possa rifiutarmi. - Disse Dog, avvicinandosi al generale per occuparsi delle sue ferite.
Falco d'argento era completamente sconvolto da quanto aveva visto.
- Dog, io ero convinto che non fossi in grado di combattere! -
- Ne siete tutti convinti, ma nessuno ha mai detto che un curatore non sia in grado di combattere. Al contrario, Fenice non era proprio un curatore? - Notò lo sgomento nell'espressione del generale e proseguì - In ogni caso, non so cosa credi di aver visto, ma ho solo fornito un piccolo aiuto a Zephyr perché potesse spedirli nel portale. -
- Eh già! Per fortuna gli è venuta in mente questa idea del passaggio o non ce l'avremmo mai fatta contro tutti loro. -
- Solo il portale? Io vi ho visti colpirli  e atterrarli tutti e sette! -
Zephyr rise forte, dando una forte pacca sulla schiena al cugino.
- Mi sa che hai battuto la testa piuttosto forte, Falcorn. Ti pare che uno pacifico come Dog possa riuscire in un'impresa simile? Sai che facciamo? Ti accompagno a casa. Non vorrei che in questo stato ti cacciassi in qualche altro guaio. -
- Aspetta! Falco come sta? -
- Sono certo che Dog lo rimetterà in sesto. Ora andiamo, prima che succeda qualcos'altro! -
Dog lo rassicurò ulteriormente:
- Sì, puoi stare tranquillo. Fortunatamente tengo sempre a disposizione degli antidoti per qualsiasi evenienza. Quelli a disposizione non sono specifici per antagonizzare questo tipo di tossina, ma sono riuscito a bloccarla. Falco è forte, se la caverà senza grossi problemi. -
- Visto? - Concluse Zephyr.
La sentinella dell'aria prese Falco d'argento sotto braccio, rivolse un occhiolino a Dog e saltò con il generale in un portale verso l'insediamento. Il curatore rimase fermo a riflettere per un momento prima di rimboccarsi le maniche e tornare ad occuparsi di Falco, chiedendosi fra sé e sé se veramente Zephyr sarebbe tornato ad aiutarlo.